Post in Primo Piano

Approfondimento
27 Giu

Matrimonio all’Italiana

Ci si sposa di più – ed è la prima volta che succede dal 2008 – e sempre più tardi, e c’è la crisi del 17esimo anno

Il 2015 è stato l’ultimo anno senza unioni civili in Italia, oltre che il primo anno dal 2008 in cui c’è stato un aumento del numero di matrimoni. Questi e altri dati sono raccolti nell’ultimo rapporto dell’Istituto nazionale di Statistica (ISTAT) su matrimoni, separazioni e divorzi in Italia. L’ISTAT ha pubblicato i risultati della sua indagine il 14 novembre 2016, mettendo insieme tutti i dati sui matrimoni sia religiosi che civili che sono stati celebrati nel 2015 nei comuni italiani. È un tipo di rilevazione statistica che l’ISTAT fa sin dal 1926.

194.377 è il numero di matrimoni celebrati in Italia nel 2015. Sono circa 4.600 in più rispetto al 2014 ed è la prima volta dal 2008 in cui si registra un aumento in questa voce: dal 2008 al 2014 erano infatti diminuiti a un ritmo medio di quasi 10mila all’anno. In particolare sono in crescita i primi matrimoni tra persone di cittadinanza italiana, che dal 2008 al 2014 erano diminuiti del 76 per cento: nel 2015 sono stati 2.000 in più rispetto al 2014. L’aumento del numero di matrimoni è avvenuto un po’ in tutte le regioni, tranne Molise, Puglia e Umbria, dove invece è stata registrata una tendenza contraria. Gli aumenti maggiori sono stati in Piemonte (+8,1 per cento) e in Sicilia (+6,4 per cento).

“Mi sono sposato davanti a un giudice. Avrei dovuto chiedere una giuria.”   GROUCHO MARX

L’età media delle donne e degli uomini quando si sposano per la prima volta. Rispetto al 2008, entrambe le età sono aumentate di quasi due anni: è dalla metà degli anni Settanta che le età medie di primo matrimonio sono in aumento. Nel 2015 gli uomini con età compresa tra i 18 e i 30 anni che vivono ancora con la famiglia di origine erano l’80,9 per cento del totale; per le donne nella stessa fascia d’età la percentuale è pari al 69,7 per cento del totale. L’87,1 per cento delle donne di 32 anni che si sposa lo fa con un uomo di età compresa tra i 30 e i 43 anni. Il 78,6 per cento degli uomini di 35 anni che si sposano lo fanno con una donna con età compresa tra i 30 e i 43 anni; il 19,6 per cento con una donna con età compresa tra i 16 e i 29 anni.

Anno Matrimoni Separazioni Divorzi
2015 194.377 91.706 82.469
2014 189.765 89.303 52.355
2012 207.138 88.288 51.319
2010 217.700 88.191 54.160
2008 246.613 84.165 54.351

Nel caso delle separazioni, l’età media per le donne è 45 anni, per gli uomini 48. La maggior parte delle donne che si separa ha tra i 40 e i 44 anni (il 20 per cento del totale), mentre per gli uomini si parla di un’età compresa tra i 45 e 49 anni (il 19,7 per cento del totale).

45,3 per cento indica la percentuale di matrimoni celebrati con rito civile, che rispetto al 2008 sono aumentati dell’8,6 per cento. Le regioni in cui si celebrano più matrimoni di rito civile sono la Valle d’Aosta, la Lombardia, il Trentino Alto Adige, il Friuli Venezia Giulia, la Liguria, l’Emilia Romagna e la Toscana. Gran parte dell’aumento a livello nazionale è dovuto alle seconde nozze, ma il numero di matrimoni di rito civile è cresciuto anche tra le prime nozze: oggi è pari al 35,4 per cento del totale, mentre nel 2008 corrispondeva al 27,9 per cento. Nel 2015 le seconde nozze sono state il 17 per cento del totale: in numero assoluto 33.579 matrimoni, circa il 10 per cento in più rispetto a quelli celebrati nel 2014.

12,4 per cento è la percentuale di matrimoni in cui almeno uno dei due sposi è di cittadinanza straniera: in numeri assoluti sono 24mila, in lieve calo rispetto al 2014. L’87,3 per cento dei matrimoni in cui almeno uno degli sposi è straniero è di rito civile.

Tra i vari fenomeni rilevati dall’ISTAT in questo rapporto c’è anche la crescita dell’instabilità dei matrimoni tra coniugi di diversa cittadinanza, proporzionale all’aumento dei matrimoni cosiddetti misti, cioè tra cittadini italiani e persone straniere. Nel 2015 le coppie miste che si sono separate sono state 8.657, cioè il 9,4 per cento di tutte le coppie che si sono separate. Nel 67,7 per cento di questi casi le coppie erano formate da marito italiano e moglie straniera, o diventata cittadina italiana dopo il matrimonio. Per quanto riguarda i divorzi delle coppie miste, sono aumentati in valore assoluto ma diminuiti in percentuale: nel 2015 sono stati l’8,7 per cento di tutti i divorzi, nel 2014 erano pari al 9,5 per cento del totale.

Per quanto riguarda la tipologia dei matrimoni misti, ci sono differenze tra cittadini e cittadine italiane anche per quanto riguarda le nazionalità delle persone con cui si sposano. Nei matrimoni misti tra uomini italiani e donne straniere, in più di un caso su due la sposa proviene da un paese dell’Europa orientale: le donne straniere che nel 2015 hanno sposato cittadini italiani sono rumene nel 20 per cento dei casi, ucraine nel 12 per cento, russe nel 6 per cento. Gli uomini stranieri sposati da cittadine italiane nel 2015 sono invece marocchini nel 13 per cento dei casi, albanesi nell’11 per cento dei casi, rumeni nel 6 per cento. Nel 32 per cento dei casi di matrimoni misti tra italiane e stranieri, lo sposo viene dall’Europa orientale; nel 27 per cento dei casi da un paese africano.

57 per cento grazie al cosiddetto divorzio breve, introdotto dalla legge 55 del 6 maggio 2015, il numero dei divorzi è notevolmente aumentato nel 2015, rispetto all’anno precedente: del 57 per cento. Tra le altre cose, la legge 55 del 6 maggio 2015 prevede che i tempi che devono intercorrere fra la separazione e la richiesta per ottenere il divorzio siano ridotti dai precedenti tre anni a dodici mesi in caso di “separazione giudiziale” (quando cioè il divorzio viene chiesto da uno dei due coniugi) e a sei mesi quando la separazione è consensuale. La percentuale di aumento dei divorzi è molto alta se si tiene anche conto che la legge è entrata in vigore il 26 maggio 2015. Il numero assoluto di divorzi avvenuti nel 2015 è 82.469. Le separazioni invece sono state 91.706: sono aumentate del 2,7 per cento rispetto al 2014.

Le percentuali di divorzi e separazioni sono più basse nel caso dei matrimoni celebrati con il rito religioso e stanno rimanendo costanti nel tempo. A dieci anni dalle nozze, i matrimoni religiosi ancora in corso sono 914 su 1.000; nel 2005 erano 911 su 1.000.

17 anni. Il report dell’ISTAT parla di crisi del 17esimo anno: infatti secondo le rilevazioni dell’Istituto Nazionale di Statistica la durata media dei matrimoni italiani al momento della separazione è 17 anni. Negli ultimi vent’anni è aumentata la percentuale di separazioni che avvengono dopo un lungo matrimonio: nel 1995 erano solo l’11,3 per cento, mentre nel 2015 sono state il 23,5 per cento.

L’ISTAT spiega che la diminuzione della percentuale di matrimoni di brevissima durata «è in parte il risultato di un effetto strutturale dovuto all’andamento dei matrimoni, e in particolare dei primi matrimoni, che dal 1990 al 2015 sono stati in continua diminuzione e si sono quasi dimezzati». Nel 2015 le separazioni avvenute dopo 0-4 anni dalle nozze sono state il 12,1 per cento; sono state invece il 23,5 per cento quelle avvenute dopo almeno 25 anni di matrimonio.

8,9 per cento è la percentuale di separazioni con figli affidati esclusivamente alla madre sul totale delle separazioni con affido. Le cose sono molto cambiate rispetto a 10 anni fa. Fino all’entrata in vigore della legge 54 dell’8 febbraio 2006 sull’affido condiviso, nella grande maggioranza delle separazioni e dei divorzi i figli minorenni venivano affidati alla madre: nel 2005 si verificava nell’80,7 per cento delle separazioni e nell’82,7 per cento dei divorzi. Nel 2015 invece nelll’89 per cento dei casi di separazioni con affido i figli sono affidati in condivisione al padre e alla madre.

La legge 54 del 2006 ha introdotto l’affido condiviso come modalità principale di affido. La legge prevede che entrambi i genitori conservino la potestà genitoriale – che prima spettava esclusivamente al genitore affidatario, quindi solitamente alla madre – e che entrambi debbano provvedere al sostentamento economico dei figli in misura proporzionale al proprio reddito.

Nelle separazioni, il 52,9 per cento dei figli affidati ha meno di 11 anni mentre per i divorzi i figli affidati sono generalmente più grandi: quelli sotto gli 11 anni sono solo il 32,3 per cento.

 

Tratto da: (http://www.ilpost.it/2016/11/16/numeri-istat-matrimoni-separazioni-divorzi-italia-2015/#steps_0)

1 Risposta

Lascia un Commento